Franco Paletta

"astrazione immateriale"

Foto, Rende (CS) - Personale di Franco Paletta presso Centro Commerciale Marconi Più, 2013; Corpi sottovuoto, 2007 -  2013

Rende (CS) - Personale di Franco Paletta presso Centro Commerciale Marconi Più, 2013; Corpi sottovuoto, 2007 -  2013

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Conversazione con Franco Paletta

FP: Io sono un creativo e il vuoto per me diventa  spiritualità, creazione, elevazione, riflessione e ispirazione, poetica tipica della Filosofia Occidentale e Orientale. Utilizzo il vuoto come metafora negativa per denunciare uno stile di vita votato allo spreco e all'accumulo inutile delle merci. Definisco le mie sculture immateriali, perché le sensazioni che si ricevono quando si osservano sono complementari con lo spazio circostante.

CB: Ti senti un sociologo dell'arte?

FP: No, non mi sento un sociologo dell'arte. Mi sento semplicemente uno che riflette sull'arte. Penso che l’Arte abbia una funzione sociale. La bellezza può essere un deterrente e porre interrogativi: da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo.

CB: Come profeta cosa annunci?

FP: Un ritorno alla spiritualità.

CB: Un ritorno anche alla terra, una specie di Apocalisse come scrive Dario Fo nel suo libro L'apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe!

FP: Si, un ritorno al futuro, perché passato e presente sono contenuti nel futuro.

CB: Qual è la tua idea di natura?

FP: La natura è indipendente dalla cultura. C'è sicuramente un saldo rapporto tra natura e cultura. Purtroppo la natura viene quotidianamente violentata; la società non è mai stata così autodistruttiva.

CB: Che cos'è per te la forma?

FP: La forma è una specie di trappola, perché è qualcosa di molto speciale che ti può attrarre in inganno e non lasciarti libero di sognare. Le forme delle mie sculture, invece, si basano sulla ricerca dell'immaterialità e sull'effetto del vuoto per lasciare le persone libere di sognare e di volare alto con la fantasia. Realizzo le sculture in acciaio, ferro, plexiglass e vetro a partire dal 1986. Le forme che realizzo sono nodi e ovali, così nel movimento che ottengo, regalo armonia e luce. Con questo gioco d'intrecci ottengo il vuoto, e nel vuoto ritrovo il silenzio spirituale di cui tutti abbiamo bisogno. E da questo effetto ho iniziato a studiare la filosofia del vuoto e ad abbracciare il pensiero di Gianni Vattimo.

CB: Che cosa pensi dell'arte concettuale?

FP: Penso soprattutto che l'arte è un continuo rinnovarsi, inoltre avere sempre la storia come supporto aiuta a capire gli eventi artistici delle diverse epoche. L'arte contemporanea mi piace fino alla Transavanguardia. Non condivido tutte le altre ricerche.

CB: A quale artista ti sei ispirato in tutti questi anni di ricerca?

FR: A due grandi artisti del passato come Benvenuto Cellini e Piero della Francesca. Ho ricercato nel Mercurio del Cellini quell'effetto di sospensione, d'innalzamento verso l'alto, che è tipico delle mie sculture. Riesco a dare slancio alle sculture, perché così tese verso l'alto, sembrano congiungersi con il Divino. In Piero della Francesca invece, ho concentrato la mia attenzione nel simbolo a forma di uovo della Pala di Brera. Questo simbolo, mi ha riportato all'antico concetto filosofico occidentale del vuoto, risvegliando in me  più il desiderio di realizzare sculture tese a comunicare  con pochi elementi il sentimento del vuoto come ricerca spirituale. Solo in questi ultimi anni, il vuoto l'ho concepito in senso orientale. Mi sono sempre interessato agli espressionisti americani e lo studio del loro campo cromatico. Non può mancare nella mia ricerca il riferimento a Yves Klein e la sua sostanza del vuoto nei suoi lavori.

CB: Che relazione c'è fra l'arte e il sistema dell'arte?

FP:  Il mondo dell’arte non è mai stato un paradiso e figuriamoci oggi.

CB:  I tuoi lavori che senzazioni dovrebbero suscitare?

FP: Vorrei che generassero, un effetto benefico, ma diverso da quello della medicina. Vorrei che il mio lavoro agisse sulla  mente delle persone, facendole riflettere sulle problematiche sociali e ambientali.

CB: Cos'è il silenzio per te?

FP: Il silenzio è molto importante in un mondo cosi rumoroso. Ricerco il silenzio e la solitudine per trovare le energie creative. Sono interessato alla spiritualità dell’essere, perché credo che esista una spiritualità che corrisponde alla nostra identità più profonda.

CB: Puoi parlarmi del legame con Angelo Savelli?

FP: Savelli era calabrese come me e ho sempre provato per lui una grande stima. Nel 1989, sono andato a New York insieme a mia moglie per incontrarlo a casa sua. Avevo un gran desiderio di confrontarmi con lui. Ricordo la sua cordialità e l'entusiasmo di raccontarsi davanti ad una tazza di caffè, americano! Per anni ci siamo tenuti in contatto e di questo sono molto contento. Per omaggiare Savelli ho scritto la mia tesi di laurea dal titolo: Il bianco assoluto di Savelli.

CB: I luoghi dell'arte ti soddisfano?

FP:  No. Bisognerebbe inventarne altri.

CB: Ti senti soddisfatto del tuo lavoro?

FP:  Nessun artista è soddisfatto del proprio lavoro, non lo è stato Michelangelo, che ci ha lasciato in eredità il non finito. Penso di dover fare sempre meglio per far progredire il mio lavoro.

CB: grazie e buon lavoro!

 

Carmelita Brunetti, in Arte contemporanea n. 30, Gennaio - Febbraio 2012, pp 56-57

Indirizzo: via Santa Chiara, 4

87036 Rende (CS), Italia www.francopalettaanewyork.com

info@francopalettaanewyork.com

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